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Le relazioni tra
le idee non vengono definite, rimangono implicite, tutte uguali, il che
toglie alla mappa mentale l'informazione più importante, quando lo scopo è
rappresentare conoscenza.
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L'assenza dei tipi
di relazione riduce l'interattività ed inibisce la riflessione. Una volta
creata la struttura "ad albero" (o ragnatela) non c'e più altro da fare che
"fotografarlo". D'altra parte questo è uno dei suoi punti di forza, anche se
è valido per tutti i metodi "visivi", anche per quelli più evoluti.
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Il suo schema
tipico presenta un'idea centrale e idee esclusivamente subordinate, ma
questo schema è falso nella rappresentazione della conoscenza in un
campo tematico qualunque, perché con questo schema si perdono sempre valori
importanti.
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La struttura è
assolutamente gerarchica, con perdita di rappresentatività. La conoscenza
concettuale non è mai gerarchica, ma reticolare.
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L'albero
risultante sarà difficilmente bilanciato, perché è impossibile prevedere (o
forzare) una crescita logica uniforme di ogni ramo. Se può essere forzata,
allora c'è qualcosa che non funziona nel principio.
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Come risultato, la
creatività dell'utente delle mappe mentali è limitata e molto ridotta in
confronto a quella esprimibile nelle mappe concettuali e ancora di più in
confronto con le reti semantiche.
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Una mappa mentale
aiuta la memoria, ma non necessariamente la comprensione, e ancora meno
all'integrazione cognitiva.
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Le mappe mentali
create con software specializzati (che producono soltanto mappe mentali),
hanno un aspetto monotono, perché offrono sempre lo stesso modello grafico,
in cui cambiano soltanto i nomi dei rami, che sono collocati in posizioni
praticamente fisse o scambiabili.
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Le mappe mentali
non sono adeguate per rappresentare la natura e gli eventi della vita
(le cose non sono tanto logiche quanto sembrano).
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Non è consentita
la connessione delle idee tra i diversi rami.
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Sono sempre
incomplete.
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Sono sempre
soggette a discussioni e contestazioni senza fine.